Lascio che ci pensino le dita

Lascio che ci pensino le dita

Oggi è stata un giornata fredda e soleggiata, con bellissimi colori, giornata da andare al lago o in montagna, ma troppo fredda per star fuori tante ore, perciò eccomi qui, a casa, al caldo, in compagnia di Lucy, il mio amore a quattro zampe, che dorme profondamente nella sua cuccia. Sto scrivendo e le dita si muovono da sole sulla tastiera del computer, non so cosa voglio scrivere ma sento che devo farlo.

Lascio che ci pensino le dita! (Non posso certo pensare a tutti io!)

Nella mia mente scorrono immagini ancestrali, remote, talmente lontane da non essere definite, portatrici di una conoscenza antica e segreta che nemmeno so di avere. Mentre le immagini danzano senza uno scopo la gioia aumenta, è ananda, suprema beatitudine, che non dipende da nulla in particolare. Non c’è niente che io debba o possa fare e allora ringrazio dell’opportunità di poter scrivere e le dita sembrano volare creando una musica, come se invece di correre su una tastiera stessero danzando con inifinita sapienza sui tasti di un pianoforte.
La musica che si crea è un canto di pace e di armonia, un canto per la terra, un canto d’amore, di espansione e di potenza. E all’improvviso mi sento vasta come l’intero universo e… l’universo è me, è dentro di me, e tutte le acque, le montagne, i vulcani, i cieli e le terre, le galassie e i buchi neri si uniscono al mio canto.

Possano tutti gli esseri essere felici ascoltando il canto delle dita! Grazie!

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